Brexit, 3 possibili scenari: 1. Lo scenario del boom economico

brexitsuccessL’appartenenza all’UE del Regno Unito ha sia creato che ostacolato il commercio. La maggior parte degli osservatori conviene comunque sul fatto che il commercio è stato favorito più di quanto non ne sia stato ostacolato ed ha portato aumento della concorrenza, innovazione e specializzazione. Ma, in tutta sincerità, oggi non si può prevedere cosa accadrà se la Gran Bretagna dovesse lasciare l’UE. Secondo un sondaggio del Financial Times che ha coinvolto all’inizio del 2016 oltre 100 economisti, sono individuabili 3 possibili scenari delle conseguenze economiche del Brexit, anche se, come si è visto nell’articolo in cui abbiamo parlato dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona, molto dipenderà dai termini in cui il Regno Unito lascerà l’UE.

Gli economisti tendono generalmente a diffidare delle transizioni, temendo che l’incertezza nei rapporti tra Gran Bretagna e gli altri paesi danneggi la fiducia e gli investimenti, almeno per qualche anno dopo la separazione della Gran Bretagna dall’UE.

Il primo scenario prevede una situazione di vibrante economia non costretta dalla burocrazia di Bruxelles; il secondo prefigura un periodo di turbolenza e di instabilità finanziaria prima che il Regno Unito trovi la sua strada; il terzo presagisce un’economia che subisca danni a lungo termine (produzione e commerci).

 

  1. Lo scenario del boom economico

Il Brexit si svolge in un processo ordinato che evita turbolenze a breve termine (cosa che in parte è avvenuta) e porta maggiore prosperità in UK nel medio termine.

Perché la Gran Bretagna prosperi al di fuori dell’UE più di quando ne era membro, devono essere soddisfatte almeno quattro condizioni.

Per ridurre in patria l’onere normativo tanto inviso da molte aziende, il Regno Unito dovrà abrogare o modificare importanti aree del Regolamento UE. Per ripristinare il controllo sui propri confini, cosa che molti sostenitori della Brexit sembrano aver sostenuto col loro voto, il Regno Unito dovrà praticare una politica di immigrazione che non discrimini a favore dei cittadini dell’UE. Per ridurre il costo dell’adesione, la Gran Bretagna dovrà trovare come risparmiare (in tutto o in parte) i 13 miliardi di sterline all’anno in trasferimenti di bilancio netti verso l’UE (compensati da circa £ 7 miliardi che l’UE invia alla Gran Bretagna). Infine, per evitare di “disturbare” i flussi commerciali da cui l’economia britannica dipende, il Paese dovrà negoziare accordi non solo con l’UE ma anche con i paesi extra-UE, tra cui Stati Uniti, India, Cina, Giappone e Australia. Questo sarebbe anche urgente: nel 2014 poco più della metà del commercio della Gran Bretagna è intervenuto con l’UE, mentre le vendite verso e da altri 60 paesi sono stati regolati nell’ambito di accordi assunti dall’UE.

Patrick Minford della Cardiff Business School sostiene che a lungo termine, il Brexit comporterà un periodo di crescita importante e stimoli, non appena il Regno Unito si libererà dallo strapotere UE con i suoi atteggiamenti protezionistici, stabilendo libero scambio e regolamentazioni “intelligenti” indirizzate agli interessi del Regno Unito.

Ruth Lea, consigliere di Arbuthnot Securities, sostiene che stare fuori del mercato unico dell’UE non sarà un problema serio. Il commercio con le norme del WTO (OMC Organizzazione Mondiale del Commercio), secondo la Lea, fanno già riferimento alle regole che sono alla base del commercio globale e già molti dei commerci dell’UE sono basati su queste regole.

 

D’altro canto, però, la maggior parte degli economisti mettono in discussione le ipotesi che si trovano alla base di questo scenario.

Il professor Nick Crafts della Warwick University sostiene che rimanere nel mercato unico ma essere liberi di liberalizzare le tariffe esterne all’UE è un’ipotesi impossibile. Se la Gran Bretagna dovesse rimanere parte a pieno titolo del mercato unico, accadrà perché avrà dovuto accettare i regolamenti UE, tra cui la libera circolazione delle persone, senza alcuna influenza nella loro impostazione. Si dovrà ancora pagare per l’accesso a tale mercato, come fa oggi la Norvegia e non potrà deregolamentare più di quanto possa già fare oggi. Se il paese dovesse adottare un accordo commerciale più flessibile, avrebbe un maggiore controllo, ma dovrebbe lottare per negoziare lo stesso accesso di beni e servizi.

Secondo Raoul Ruparel di Open Europe, un think-tank influente sul numero 10 di Downing Street, la Gran Bretagna potrebbe sì avvantaggiarsi molto dai commerci con i paesi al di fuori dell’UE, perché il Regno Unito e molti Paesi stringeranno accordi di libero scambio. La questione è se essi saranno di qualità o meno. Per esempio, un recente accordo di libero scambio tra Svizzera e Cina aprirà immediatamente tutto il mercato cinese alla Svizzera, ma saranno mantenuti in perpetuo dazi sulle esportazioni di orologi svizzeri in Cina.

Secondo il Financial Times, i gruppi che si sono impegnati oggi per il Brexit sono molto diversi dai gruppi che si opposero al mercato comune con il referendum del 1975. Negli anni ‘70 gli oppositori del mercato comune erano fondamentalmente protezionisti, mentre nel 2016 il loro grido di battaglia è stato, piuttosto, a favore di un commercio più libero al di fuori dell’UE. Ma affermare che la Gran Bretagna sarà meglio in grado di favorire il commercio con i paesi terzi una volta lasciata l’UE non appare ancora molto credibile, né è probabile che il paese possa mantenere lo stesso accesso al mercato unico europeo, sforbiciando la regolamentazione e tagliando trasferimenti di bilancio.

 

Vedremo successivamente gli altri 2 scenari ipotizzati nel medio periodo:

  1. La transizione turbolenta
  2. Una scelta disastrosa

 

Paolo Battaglia
Dottore Commercialista in Ragusa e ACA Chartered Accountant (ICAEW) a Londra

info@studiobattagliacommercialisti.it

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About Paolo Battaglia 9 Articles
Dottore Commercialista in Ragusa, Chartered Accountant in Londra   Paolo Battaglia, è laureato in Economia e Commercio presso l’Università di Messina, con Master in Business Administration presso la Central Connecticut State University, è Dottore Commercialista e Revisore Legale in Ragusa e ICAEW Chartered Accountant (Institute of Chartered Accountant of England and Wales) in Londra, dove è anche membro della Corporate Finance Faculty e della Finance and Management Faculty ed è council member di “Gerson Lehrman Group”.   Nel 2016 è stato selezionato come Esperto dello Sportello per l’Internazionalizzazione della Regione Sicilia SPRINT.   È relatore in seminari e convegni in materia di Corporate Finance (Finanza Aziendale) ed è docente “Sovraindebitamento e rischio finanziario” presso il Master Universitario post laurea “Customer Care e Tutela dei Consumatori” della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Catania.   Corsi archiviati »   Previsioni Finanziarie »   Comunicare il proprio bilancio italiano in inglese »   La pianificazione strategica e la ricaduta sulla pianificazione finanziaria »   I principali strumenti di riclassificazione e di analisi di bilancio (UK) »   La tassazione dei redditi prodotti all’estero »   Analisi di bilancio »  Fusione Internazionale e Mergers Acquisition (serie): »  Parte III - Acquisizione e fusione »  Investimenti (serie): »  Parte I - Le alternative al prestito bancario »  Parte II - Come si costituisce il business plan in UK Hai delle domande per questo relatore? Contattaci .

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