La posizione geografica della Croazia, tra l’Europa centrale, orientale e il Mediterraneo, la rende un punto di transito strategico per la regione.
In quanto frontiera esterna dell’Unione europea e dello spazio Schengen, la Croazia attribuisce grande importanza alle politiche migratorie e al controllo dei confini.
La presenza di estesi confini terrestri e marittimi richiede un sistema di controllo efficiente e ben organizzato.
Il sistema giuridico croato in materia di immigrazione è fortemente influenzato dalle normative e dagli standard dell’Unione europea.
Dopo l’ingresso nell’area Schengen, la Croazia applica le regole comuni sui visti, che facilitano gli spostamenti di breve periodo ma richiedono al contempo controlli rigorosi alle frontiere esterne.
Dal 2021, la Croazia adotta un approccio che privilegia l’impiego della forza lavoro locale prima di consentire l’ingresso dei lavoratori stranieri.
Le imprese possono assumere cittadini non croati solo se non è disponibile personale adeguato sul mercato interno, al fine di garantire l’equilibrio tra domanda di lavoro e tutela dei lavoratori nazionali.
Le condizioni di soggiorno e di impiego per i cittadini extra-UE variano in base alla nazionalità e alla situazione individuale.
Per motivi di lavoro o imprenditoriali, le principali autorizzazioni sono il permesso unico e il certificato di lavoro.
Il permesso unico unisce il diritto di soggiorno e di lavoro in un’unica autorizzazione, con varianti specifiche per il lavoro subordinato, l’attività autonoma, i servizi di aziende straniere, i trasferimenti interni a gruppi societari e gli investimenti strategici. La tipologia di permesso viene selezionata in base alla natura dell’attività del richiedente.
Il sistema croato per l’immigrazione lavorativa e imprenditoriale dei cittadini di Paesi terzi prevede strumenti e canali specifici.
Tra questi strumenti figurano la Carta Blu UE per professionisti altamente qualificati extra-UE, i permessi di soggiorno per i familiari di lavoratori stranieri, il permesso per lavoro a distanza (visto per nomadi digitali) per chi lavora da remoto per aziende estere e le forme di protezione temporanea per i cittadini ucraini colpiti dal conflitto iniziato nel 2022.
I cittadini dell’Unione Europea, dello Spazio Economico Europeo e della Svizzera non necessitano di autorizzazione per lavorare in Croazia. Tuttavia, devono registrare la loro presenza, regolarizzare il soggiorno ai sensi delle norme nazionali e rispettare eventuali obblighi amministrativi, ad esempio per i lavoratori distaccati nell’UE.
Il quadro normativo croato in materia di immigrazione legata al lavoro si basa principalmente su tre testi legislativi fondamentali: la Legge sugli stranieri, la Legge sul mercato del lavoro e la Legge relativa ai cittadini degli Stati membri dello Spazio Economico Europeo e ai loro familiari.
La Legge sugli stranieri costituisce la disciplina di base per quanto riguarda l’ingresso, l’uscita, il soggiorno e l’attività lavorativa dei cittadini provenienti da Paesi extra-UE.
Essa regola diversi aspetti, tra cui le condizioni di accesso al territorio, le tipologie di visti e permessi di soggiorno e di lavoro, i diritti riconosciuti agli stranieri, le procedure di ricongiungimento familiare e l’individuazione delle autorità competenti per la gestione delle pratiche migratorie.
La Legge sul mercato del lavoro, invece, si concentra sull’accesso all’occupazione in Croazia. Essa prevede meccanismi volti a tutelare la forza lavoro nazionale, come la verifica della disponibilità di lavoratori locali prima dell’assunzione di cittadini stranieri, e attribuisce al Servizio pubblico per l’impiego un ruolo centrale nella valutazione delle esigenze del mercato del lavoro.
Per quanto riguarda i cittadini dell’UE e dello SEE, insieme ai loro familiari, la loro posizione è disciplinata da una normativa specifica che recepisce il principio della libera circolazione delle persone, garantendo il diritto di soggiorno e di lavoro in linea con le regole dell’Unione europea.
Inoltre, poiché la Croazia è membro sia dell’Unione Europea sia dello spazio Schengen, è tenuta a rispettare direttamente i regolamenti europei, che si applicano senza necessità di recepimento, mentre le direttive comunitarie vengono integrate nell’ordinamento nazionale mediante le leggi interne e altri atti normativi connessi.
In Croazia, la gestione dei flussi migratori e il rilascio delle autorizzazioni ai cittadini provenienti da Paesi extra-UE sono affidati principalmente agli uffici di polizia locali, che operano sotto la supervisione del Ministero dell’Interno.
Questi uffici si occupano dell’esame delle richieste e dell’emissione di tutte le tipologie di permessi di soggiorno e di lavoro, incluse quelle per il ricongiungimento familiare, per soggiorni di lungo periodo e per categorie particolari come il visto destinato ai nomadi digitali.
Il Ministero degli Affari Esteri ed Europei, attraverso le ambasciate e i consolati croati presenti all’estero, svolge invece il ruolo di autorità di riferimento per il rilascio dei visti.
Inoltre, supporta l’intero iter amministrativo relativo all’ingresso nel Paese. Le rappresentanze consolari forniscono anche informazioni utili ai cittadini stranieri sui requisiti per l’ingresso in Croazia e sulle procedure da seguire in materia di immigrazione.
Un ruolo ulteriore è svolto dal Servizio croato per l’impiego, che interviene soprattutto nelle procedure di immigrazione lavorativa quando è previsto il cosiddetto test del mercato del lavoro. In queste situazioni, l’ente verifica se sul mercato interno siano disponibili lavoratori idonei prima di autorizzare l’assunzione di un cittadino straniero e, qualora i requisiti siano soddisfatti, rilascia la conferma necessaria per procedere all’assunzione.
I cittadini dell’Unione Europea, dello Spazio Economico Europeo e della Svizzera, insieme ai loro familiari, possono svolgere attività lavorativa e fornire servizi in Croazia senza necessità di ottenere un permesso di lavoro o di soggiorno.
Tuttavia, se la permanenza supera i tre mesi, è obbligatorio registrare la residenza temporanea presso la stazione o l’ufficio di polizia competente entro 8 giorni dalla scadenza del soggiorno breve, in base alla finalità della permanenza, come lavoro, studio o ricongiungimento familiare.
Dopo 5 anni di residenza continuativa, è possibile richiedere lo status di soggiorno permanente.
Per i cittadini di Paesi terzi, invece, l’ingresso e l’occupazione in Croazia richiedono generalmente un permesso di soggiorno e lavoro o un certificato di autorizzazione all’impiego.
Sono previste alcune deroghe: i lavoratori distaccati da altri Stati membri dell’UE, del SEE o dalla Svizzera possono operare nel Paese per un massimo di 90 giorni ogni 180 giorni senza necessità di permesso.
Ulteriori eccezioni riguardano determinate categorie, come chi possiede un permesso di soggiorno temporaneo per motivi familiari, i partner registrati di cittadini croati, i residenti di lungo periodo o permanenti, i richiedenti protezione internazionale e le persone con status di protezione sussidiaria o umanitaria.
L’iter per ottenere i permessi può essere complesso e richiedere tempi lunghi, soprattutto quando è prevista la verifica del mercato del lavoro.
In tali situazioni, prima dell’assunzione di un cittadino extra-UE, il Servizio croato per l’impiego deve accertare l’assenza di candidati idonei tra i lavoratori locali. Anche questo passaggio prevede alcune eccezioni, ad esempio per lavoratori stagionali nei settori agricolo, forestale, turistico e dell’ospitalità (per periodi fino a 90 giorni l’anno), per rinnovi di autorizzazioni presso lo stesso datore di lavoro, per personale altamente qualificato, titolari di Carta Blu UE, atleti professionisti e lavoratori impiegati da aziende straniere senza presenza stabile nello Spazio Economico Europeo.
Infine, il Servizio per l’impiego può stabilire, in base alle condizioni del mercato del lavoro a livello nazionale, regionale o locale, quali professioni siano esentate dal test di disponibilità dei lavoratori.
Attualmente, diverse mansioni nel settore delle costruzioni sono incluse tra le deroghe, facilitando l’assunzione di manodopera straniera.
