Strumenti di finanziamento per dipendenti, soci e management

Concedere prestiti a dipendenti, dirigenti o azionisti può rafforzare la fidelizzazione e sostenere gli obiettivi aziendali.

I prestiti a personale e manager possono facilitare l’acquisto di beni o servizi, la sottoscrizione di azioni societarie o il pagamento delle imposte.

Se ben strutturati, i prestiti offrono flessibilità e incentivi, favorendo il coinvolgimento dei dipendenti e supportandoli nella gestione di spese significative.

Al contrario, una pianificazione inadeguata può comportare rischi legali e fiscali, esponendo l’impresa a responsabilità penali.

Non esiste un divieto legale assoluto che impedisca a un’azienda di concedere prestiti ai propri dipendenti o agli amministratori. Tuttavia, è fondamentale assicurarsi di non infrangere il divieto generale previsto dalla sezione 19 del Financial Services and Markets Act 2000 o i requisiti del Consumer Credit Act 1974 (CCA), che disciplinano l’esercizio di attività finanziarie senza autorizzazione.

La violazione di questo divieto è considerata un reato, punibile con la reclusione fino a due anni e con una multa illimitata. Inoltre, eventuali prestiti concessi in violazione delle norme potrebbero essere dichiarati nulli.

Alcune eccezioni consentono di erogare prestiti ai dipendenti senza necessità di ottenere l’autorizzazione dell’autorità di regolamentazione finanziaria del Regno Unito e senza violare il Consumer Credit Act 1974. Una delle principali è l’esenzione dai prestiti a basso costo.

Per beneficiare di questa esenzione, è necessario che il prestito sia stipulato tra il datore di lavoro (prestatore) e il dipendente (mutuatario), che il prestito sia concesso durante il periodo di impiego del dipendente e che l’unica commissione prevista sia l’interesse, che non deve superare l’1% oltre il tasso base della Banca d’Inghilterra, oppure che eventuali interessi o commissioni non possono aumentare dopo la stipula dell’accordo.

Questa esenzione riguarda principalmente i prestiti diretti con interessi minimi o nulli, anche se possono sorgere implicazioni fiscali. Se il prestito è destinato all’acquisto di azioni o strumenti finanziari di un’altra società,è necessario valutare ulteriori aspetti normativi e fiscali.

L’esenzione per prestiti a basso costo si applica ai prestiti rimborsati entro un anno dalla concessione, generalmente in un massimo di 12 rate, senza interessi o spese aggiuntive. Questa misura è flessibile e si adatta a diverse tipologie di prestiti, inclusi quelli agli azionisti per l’acquisto di azioni, purché siano rispettati i termini di rimborso concordati.

Per dirigenti o dipendenti senior con reddito elevato o patrimonio significativo, se il prestito supera una certa soglia o è garantito da un immobile, può essere prevista un’esenzione alternativa.

Quando si concede un prestito a un dipendente o a un dirigente, è importante valutarne le implicazioni fiscali, soprattutto se il prestito è senza interessi o a tasso molto basso. Se, in qualsiasi momento dell’anno fiscale, il totale dei prestiti a un dipendente o a un dirigente supera 10.000 sterline e gli interessi sono inferiori al tasso ufficiale dell’HMRC, la differenza è considerata un beneficio in natura. Il dipendente dovrà pagare l’imposta sul reddito sul valore del beneficio, mentre il datore di lavoro sarà soggetto ai contributi previdenziali nazionali di classe 1.A.

Se il prestito è inferiore a 10.000 sterline, di norma non è considerato un beneficio imponibile.

Quando un prestito viene cancellato, il relativo importo è considerato reddito imponibile del dipendente e quindi soggetto sia all’imposta sul reddito sia ai contributi previdenziali nazionali. Anche il datore di lavoro è tenuto a versare i contributi previdenziali dovuti. L’importo del prestito cancellato deve essere indicato nella dichiarazione dei benefici del dipendente e l’imposta corrispondente va versata entro il 31 gennaio successivo alla chiusura dell’anno fiscale. Per quanto riguarda i contributi previdenziali, l’importo deve essere elaborato tramite la busta paga nel mese in cui avviene la cancellazione.

Se il prestito viene rimborsato tramite trattenute sullo stipendio, è essenziale ottenere il consenso scritto del dipendente o inserire una clausola contrattuale che lo autorizzi. In caso contrario, le trattenute sono illegali. È inoltre consigliabile definire in anticipo le regole per la fine del rapporto di lavoro, riservandosi il diritto di recuperare l’importo residuo dall’ultimo stipendio o da altri pagamenti dovuti al momento della cessazione.

Nel caso di società chiuse, la concessione di un finanziamento a favore di un azionista comporta effetti fiscali specifici. Se l’importo non viene restituito entro nove mesi dalla fine dell’esercizio sociale, la società è tenuta a versare un’imposta pari al 33,75% sulla somma ancora dovuta. L’imposta non è definitiva, poiché può essere recuperata qualora il prestito venga successivamente rimborsato; tuttavia, la normativa introduce regole antielusive per evitare che il debito venga estinto solo formalmente e poi ricostituito subito dopo con un nuovo finanziamento dello stesso ammontare.

Diversamente, se la società decide di rinunciare al credito, l’imposta versata può essere richiesta a rimborso, ma l’importo oggetto di remissione è trattato dal punto di vista fiscale come una distribuzione di utili in capo all’azionista, con la relativa imposizione personale. Inoltre, quando il prestito è erogato da un soggetto diverso dal datore di lavoro, può trovare applicazione la disciplina sulle cosiddette “remunerazioni dissimulate”, salvo che ricorrano le condizioni di esclusione, ad esempio in caso di società appartenenti allo stesso gruppo o di specifiche esenzioni previste dalla legge.

La rinuncia a un credito vantato dalla società nei confronti di un proprio azionista assume rilevanza fiscale come distribuzione di utili. La somma oggetto di cancellazione è trattata, in capo al socio, come se fosse un dividendo effettivamente percepito.

Ciò implica che l’azionista dovrà assoggettare l’importo alle regole ordinarie di tassazione dei dividendi, applicando le aliquote corrispondenti al proprio livello di reddito. Questa impostazione impedisce che somme potenzialmente qualificabili come utili vengano sottratte all’imposizione semplicemente perché erogate inizialmente sotto forma di prestito e successivamente abbandonate.

Dal punto di vista del diritto societario, l’operazione è legittima solo se la società dispone di utili distribuibili sufficienti, poiché la remissione del debito equivale sostanzialmente a una distribuzione. È inoltre necessario che la decisione sia formalmente approvata, di regola dal consiglio di amministrazione, e adeguatamente documentata nei verbali. In contabilità, la cancellazione deve essere rappresentata come distribuzione nei prospetti societari.

Accade frequentemente che i finanziamenti concessi ai soci restino in essere fino al verificarsi di un evento societario rilevante, come un aumento di capitale con l’ingresso di nuovi investitori o la cessione della partecipazione da parte di un azionista. In tali circostanze, l’afflusso di liquidità può essere impiegato per estinguere i debiti nei confronti dei soci, consentendo alla società di richiedere la restituzione dell’imposta eventualmente versata sull’importo del prestito in sospeso.

È indispensabile una pianificazione adeguata per garantire che il rimborso avvenga nel rispetto delle regole o, in caso di rinuncia al credito, che siano soddisfatti tutti i requisiti fiscali e societari previsti dalla legge.

I prestiti a dipendenti e amministratori possono essere uno strumento vantaggioso per sostenere le finalità aziendali e rispondere a esigenze individuali. Tuttavia, è fondamentale valutare la normativa applicabile, strutturare l’operazione per rientrare, ove possibile, in un’esenzione dall’autorizzazione dell’Autorità fiscale di vigilanza, verificare i presupposti per eventuali trattenute in busta paga e considerare attentamente le conseguenze fiscali, soprattutto per prestiti senza interessi o concessi a soci.

Una gestione accurata e una documentazione chiara sono essenziali per garantire la conformità legale e l’ottimizzazione fiscale.

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