Società quotate britanniche sotto attacco legale collettivo

Un fenomeno in crescita

Negli ultimi anni si è registrato un aumento significativo delle azioni legali collettive nei confronti di società quotate nel Regno Unito, sia già in corso sia potenzialmente avviabili.

Molte di queste controversie si fondano sul diritto degli azionisti di agire in giudizio contro gli emittenti per i danni subiti a seguito di comunicazioni di mercato contenenti informazioni inesatte, ingannevoli o caratterizzate da omissioni rilevanti e intenzionali.

I procedimenti emergono spesso in seguito a interventi delle autorità di vigilanza o delle forze dell’ordine, eventi che di norma si accompagnano a un calo del valore dei titoli.

Il fronte ESG e il greenwashing

Il fenomeno è destinato a consolidarsi ulteriormente, con una crescente attenzione ai fattori ESG. In questo ambito, le accuse di “greenwashing” si basano su dichiarazioni aziendali ritenute eccessivamente ottimistiche o non coerenti con la reale performance ambientale delle imprese.

Responsabilità delle capogruppo britanniche

Si registra inoltre un numero crescente di azioni legali presentate davanti ai tribunali inglesi contro società capogruppo con sede nel Regno Unito, accusate di violazioni ambientali o dei diritti fondamentali commesse da:

  • proprie controllate estere;
  • imprese inserite nelle loro catene di approvvigionamento globali.

Diversi procedimenti recenti hanno evidenziato la difficoltà di ottenere l’archiviazione anticipata di tali ricorsi, in particolare quando si sostiene l’assenza di un dovere di diligenza da parte della capogruppo britannica nei confronti dei soggetti danneggiati.

Responsabilità da prodotto

Un ulteriore ambito di rischio è quello della responsabilità del prodotto: un difetto nei beni come i farmaci o gli articoli di largo consumo può coinvolgere un numero molto elevato di individui.

Un esempio emblematico è rappresentato dalle azioni collettive relative agli ossidi di azoto, avviate contro numerosi costruttori automobilistici internazionali con un’ampia pluralità di ricorrenti e convenuti.

Le class actions nel diritto della concorrenza

Particolarmente rilevante è la crescita delle class actions in materia di diritto della concorrenza, accelerata da una decisione della Corte Suprema del 2020 che ha ridotto significativamente i requisiti per ottenere l’autorizzazione a procedere.

Queste azioni si svolgono davanti al Tribunale d’Appello per la Concorrenza, dove un rappresentante agisce nell’interesse di tutti i soggetti danneggiati — consumatori o imprese. Possono derivare da decisioni già adottate da autorità antitrust oppure essere promosse autonomamente, anche in assenza di un accertamento preventivo di violazione.

Il sistema “opt-out” rappresenta il principale vantaggio per chi promuove il ricorso:

  • avvia il procedimento a tutela di tutti i soggetti coinvolti, senza richiederne l’adesione attiva;
  • esclude solo chi sceglie espressamente di non partecipare;
  • riduce i costi iniziali, eliminando la necessità di individuare e convincere i partecipanti;
  • consente di presentare richieste risarcitorie di entità più ampia, includendo automaticamente tutti i soggetti coinvolti.

Questo modello si distingue dalle altre forme di azione collettiva previste nei tribunali inglesi, in cui i singoli interessati devono presentare la propria domanda individuale per poi essere riuniti e trattati congiuntamente.

Azioni collettive al di fuori della concorrenza

Al di fuori dell’ambito della concorrenza esiste un meccanismo che consente di agire collettivamente per conto di soggetti con interessi condivisi, con analoga possibilità di esclusione. Tuttavia, il suo utilizzo si è rivelato complesso, principalmente a causa di incertezze riguardo a:

  • la quantificazione dei risarcimenti su base collettiva;
  • la possibilità di dedurre somme destinate a coprire costi legali e il finanziamento del contenzioso.

Novità sul finanziamento delle azioni collettive

Si stanno sviluppando importanti novità anche in materia di finanziamento. Un rapporto del Civil Justice Council ha proposto l’introduzione di un sistema normativo più leggero, che potrebbe includere:

  • requisiti di solidità finanziaria per i soggetti finanziatori;
  • obbligo di consulenza legale indipendente;
  • controllo giudiziale sugli accordi di finanziamento;
  • limitazioni ai contatti tra i finanziatori e i potenziali ricorrenti.

Il governo ha annunciato l’intenzione di intervenire con una disciplina equilibrata, volta a migliorare la trasparenza e la correttezza del sistema, senza tuttavia specificare nel dettaglio le modalità di attuazione.

 

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