Un trust, istituito sia in vita sia per testamento, presenta numerosi vantaggi. Consente una gestione patrimoniale flessibile in funzione delle esigenze dei beneficiari, tutela i beni in presenza di eredi minorenni o soggetti vulnerabili e garantisce che il trasferimento patrimoniale avvenga secondo le istruzioni impartite dai trustee.
I trust continuano a rappresentare strumenti efficaci per la pianificazione fiscale successoria. In risposta alla crescente complessità delle strutture familiari, i trust liferent e discrezionali vengono adottati con maggiore frequenza sia per la gestione patrimoniale in vita sia per le disposizioni testamentarie. Tuttavia, in numerosi Paesi, l’assenza di riconoscimento legale dei trust può complicarne l’utilizzo, rendendo la gestione patrimoniale più prolungata, articolata e onerosa.
In Spagna non è consentito affidare la gestione di un bene a un terzo fiduciario e ogni bene immobiliare inserito in un trust deve essere trasferito direttamente a un beneficiario determinato. Di conseguenza, la protezione e la gestione dei beni tramite trust non risultano pienamente garantite.
In Francia la normativa relativa ai trust esteri risulta particolarmente restrittiva. L’imposta di successione è modulata in base al grado di parentela, prevedendo franchigie più elevate e aliquote inferiori per i parenti stretti.
Alcuni trust possono essere qualificati come entità “non correlate”, senza diritto a franchigia e soggetti a un’aliquota fino al 60%. Si aggiungono obblighi di rendicontazione, imposte sulle distribuzioni e, in determinate circostanze, una tassa patrimoniale qualora il trust presenti collegamenti con la Francia. Pertanto, può risultare opportuno predisporre un testamento separato per ciascun Paese in cui si detengono beni.
