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Esaminiamo le modifiche apportate dall’Autumn Budget 2025 al Construction Industry Scheme (CIS), con particolare attenzione all’ampliamento dei poteri di HMRC e alle implicazioni operative per le imprese, i gruppi societari e il management.
L’obiettivo del governo è contrastare la minoranza di operatori che collabora consapevolmente con soggetti fraudolenti. Tuttavia, queste misure ridefiniscono il profilo di rischio dell’intero settore.
Il Construction Industry Scheme impone ai contractor di applicare ritenute sui pagamenti ai subcontractor: il 20% per i registrati e il 30% per i non registrati. Gli operatori che soddisfano rigorosi requisiti di affidabilità e di compliance fiscale possono ottenere il Gross Payment Status, che consente di ricevere pagamenti senza ritenuta.
Finora, la revoca del Gross Payment Status era prevista in caso di irregolarità, secondo una procedura che consentiva la contestazione e la ripresentazione della domanda dopo un anno.
Dal 6 aprile 2026 il regime sarà più stringente. HMRC potrà intervenire immediatamente se ritiene che un’impresa abbia effettuato o ricevuto pagamenti CIS collegati a una frode fiscale, qualora sapesse o avesse dovuto sapere dell’esistenza del meccanismo fraudolento.
La riforma estende la responsabilità anche a chi partecipa alla catena dei pagamenti, in caso di segnali che richiedono maggiore cautela. Il criterio del “knew or should have known” introduce uno standard oggettivo di diligenza, ampliando l’esposizione al rischio nel settore delle costruzioni; le strutture contrattuali sono spesso multilivello. Un main contractor può affidare lavori a un subcontractor, che a sua volta può subappaltare ulteriormente. In queste catene possono svilupparsi fenomeni fraudolenti non immediatamente visibili, come subcontractor registrati che omettono di versare le imposte dovute, società interposte che trattengono ritenute o la falsa qualificazione dei lavoratori per evitare obblighi di PAYE e National Insurance.
La frode non è sempre evidente nella singola operazione e può emergere solo analizzando l’intera catena dei flussi economici. Con le nuove regole, HMRC potrà valutare non solo chi ha sottratto l’imposta, ma anche se altri soggetti coinvolti hanno beneficiato o facilitato il meccanismo, anche indirettamente, in presenza di elementi sospetti.
La responsabilità non si applica automaticamente per aver pagato un soggetto poi risultato fraudolento, ma solo in presenza di circostanze oggettive che richiedevano un approfondimento non effettuato. L’attenzione si sposta dalla correttezza formale alla sostanza economica dell’operazione e alla qualità dei controlli.
In questi casi, HMRC potrà revocare immediatamente il Gross Payment Status, rendere l’impresa responsabile dell’imposta non versata e applicare sanzioni pecuniarie. La revoca comporta conseguenze non solo sanzionatorie, ma anche finanziarie e reputazionali, che incidono sulla liquidità e sulla competitività.
È rilevante la possibilità di estendere la responsabilità anche agli officer della società. Le sanzioni possono essere applicate ad amministratori o dirigenti se la violazione è imputabile alla loro condotta o a una grave carenza di controllo. Questo introduce una responsabilità personale e rende la compliance CIS una questione di governance strategica.
La riforma introduce anche misure di semplificazione: i pagamenti a enti pubblici saranno esclusi dal CIS e sarà rafforzato l’obbligo di presentare il nil return nei mesi senza pagamenti, salvo preventiva comunicazione a HMRC. Questi interventi mirano a rendere il sistema più coerente e trasparente, senza indebolire il rafforzamento del regime sanzionatorio.
Nel complesso, la riforma rappresenta un cambio di paradigma. Il CIS non è più soltanto un adempimento tecnico, ma richiede una gestione attenta del rischio, controlli interni efficaci e maggiore responsabilità del management. Per le imprese del settore, ciò implica una revisione strutturata dei processi di selezione e di monitoraggio delle controparti, nonché un rafforzamento della governance, in linea con il nuovo standard di diligenza previsto dal 2026.
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